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Google e Anthropic: l'AI tocca il 68% dei lavori. Ma quali?

Due studi indipendenti di Google e Anthropic, usciti a un giorno di distanza, dicono la stessa cosa, ovvero che oggi l'AI amplifica il lavoro di chi già conosce il mestiere più di quanto lo sostituisca.

Niccolò Falaschi · 29 Luglio 2026 · 3 min di lettura · #dal mondo · #intelligenza artificiale

Due report e la stessa conclusione

Il 22 luglio Anthropic ha pubblicato il suo Economic Index. Il giorno dopo Google ha fatto uscire il primo AI & Economy ATLAS. Due dei laboratori più grandi al mondo, che di solito misurano cose diverse, questa volta arrivano allo stesso posto: l'AI sul lavoro oggi affianca le persone molto più di quanto le rimpiazzi. Non sono opinioni di parte, sono due basi dati costruite in modo indipendente, tanto che Google è partita proprio dalla metodologia dell'indice di Anthropic.

Per chi ogni settimana sente ripetere che "l'AI si prende interi lavori", conviene guardare cosa dicono i numeri invece degli annunci.

I numeri che contano

Google ha misurato quanto l'AI entra davvero nelle occupazioni. Il risultato è che tocca il 68% dei lavori ma agisce solo sul 21% dei compiti che li compongono; i task portati a termine dalla macchina senza una persona sono meno del 10%. Per cui, la tecnologia arriva quasi ovunque ma resta in superficie, sfiora molti mestieri e ne cambia solo alcuni pezzi.

Anthropic guarda la stessa cosa dall'altro lato, quello di come le persone usano davvero l'AI. Nelle interazioni analizzate il 52% è "augmentation", cioè la persona lavora insieme al modello per fare meglio o più in fretta, mentre il 45% è "automation", il modello che esegue un compito al posto suo. La quota che assiste supera quella che sostituisce.

C'è poi un dettaglio dell'indice di Anthropic che conta più delle percentuali. Anche quando un singolo task viene automatizzato dall'inizio alla fine, questo non vuol dire che sia automatizzato il lavoro, perché attorno a quel compito restano coordinamento, controllo, decisioni che si incastrano con altre persone. Il mestiere è fatto di tutto questo, non del singolo task isolato.

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Cosa vuol dire?

"L'AI tocca tanti lavori ma ne sostituisce pochi compiti" è la sintesi onesta di questi due studi. Il valore si sblocca dove ci sono attività ripetitive e scomponibili: preparare una bozza, ordinare dati, fare una prima ricerca, generare varianti. Sono i punti in cui il lavoro è prevedibile, lì l'AI toglie attrito e libera tempo.

La parte dove servono giudizio, gusto e conoscenza del cliente resta in mano a chi il mestiere lo sa. Anzi, più alta è la competenza di chi usa lo strumento, più valore ne esce. La stessa AI in mano a due persone diverse produce risultati diversi, a fare la differenza è chi la guida.

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Cosa significa per la tua azienda?

Sono i due studi a suggerire dove mettere l'AI, dove no e cosa aspettarsi davvero.

Dove conviene
task ripetitivi e scomponibili come bozze, analisi, prime ricerche e varianti, dove l'AI fa risparmiare tempo vero
Dove non conviene
pensarla come il modo per sostituire un ruolo intero, perché il lavoro è molto più del singolo compito
La variabile critica
la competenza di chi la usa: più conosci il mestiere, più l'AI rende

Il paradosso dell'organico

C'è un effetto che sorprende chi si aspetta i tagli. Molte aziende che adottano l'AI in modo serio tendono ad assumere di più, non di meno. Gli agenti automatici vanno impostati e tenuti sotto controllo, poi integrati nei processi che già esistono, e a farlo sono persone. Più deleghi alla macchina la parte meccanica, più diventa importante chi decide cosa deve fare e verifica che l'abbia fatto bene.

La nostra posizione

È la linea che portiamo avanti da quando abbiamo aperto Soliton, il nostro ramo dedicato all'AI applicata: la tecnologia potenzia i processi a pattern, la testa resta umana. Fino a ieri era una convinzione costruita sul campo, adesso ci sono i dati dei due laboratori più grandi a dire la stessa cosa.

Lo abbiamo visto costruendo cose nostre. Questo stesso magazine nasce così, con l'AI usata come assistente per la parte ripetitiva e le scelte editoriali tenute da noi. Presto vi raccontiamo come.

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dal mondo intelligenza artificiale

Niccolò Falaschi

founder

appassionato di comunicazione, tecnologia, ai, aiuto le aziende a migliorare il posizionamento e la reputazione dei loro brand.