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AI Act art. 50: il 2 agosto non è stato rinviato, ecco cosa fare

Gira voce che le scadenze AI siano slittate tutte. Non è così: la trasparenza resta al 2 agosto. E il 20 luglio sono arrivate le linee guida della Commissione.

Niccolò Falaschi · 10 Luglio 2026 · 5 min di lettura · letti in media in 1 min · #dal mondo · #intelligenza artificiale · #italia
ai generated

No, non è stato rinviato tutto!

Il pacchetto chiamato Digital Omnibus, diventato Regolamento UE 2026/1744, ha spostato in avanti gli obblighi sui sistemi ad alto rischio. Quelli pesanti, riservati a chi usa l'AI per selezionare personale, valutare il merito creditizio, gestire infrastrutture critiche. Le nuove date sono il 2 dicembre 2027 per i casi d'uso dell'allegato III e il 2 agosto 2028 per l'AI dentro i prodotti regolati. Di quel rinvio si è parlato molto e questo ha generato l'impressione che fosse tutto rimandato.

Ma non è così...

L'articolo 50, sulla trasparenza, non è stato toccato. Si applica dal 2 agosto 2026. È una norma diversa, che vale a prescindere dal livello di rischio. L'Europa l'ha tenuta dov'era apposta.

Ne avevamo già parlato quando la scadenza era lontana. Adesso che siamo agli ultimi giorni e che la Commissione ha messo per iscritto come va letta, conviene tornarci.

Quindi, cosa cambia dal 2 agosto?

Dal 2 agosto i contenuti generati o modificati con l'intelligenza artificiale vanno resi riconoscibili:

  • Chi costruisce i sistemi deve marcare i risultati in modo leggibile dalle macchine.
  • Chi pubblica un deepfake, cioè un'immagine, un audio o un video realistici creati o alterati dall'AI, deve dichiararlo a chi guarda.
  • I chatbot devono dire di essere chatbot.

C'è una sola eccezione temporale e va capita bene per non confonderla con un rinvio generale. La marcatura tecnica machine-readable prevista dall'art. 50.2 ha una coda fino al 2 dicembre 2026 per i sistemi già sul mercato prima di agosto. Quattro mesi di respiro sul watermark interno, non sull'obbligo di trasparenza, che parte comunque il 2 agosto.

Le sanzioni restano le stesse: per le violazioni sulla trasparenza il tetto arriva fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo.

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Adesso c'è anche un'icona ufficiale

Una delle novità utili è arrivata il 10 giugno. La Commissione europea ha pubblicato il suo codice di condotta sulla marcatura dei contenuti AI e al suo interno, una serie di icone ufficiali per etichettarli.

Tre simboli, scaricabili in SVG e PNG, in varianti di colore.

Qui trovate il link al codice di condotta ufficiale: link

Invece qui sotto potete scaricare le label in svg e png:

  • Label ufficiali (AI generated / Ai modified)ZIP · 678 KBScarica
L'icona non è obbligatoria, l'etichetta sì. La legge chiede che un contenuto che può sembrare reale sia dichiarato, ma non impone quale forma dargli: va bene una scritta, un badge tuo, l'icona di Bruxelles.
Il codice di condotta è un'altra cosa ancora, è un documento che si firma e che a inizio luglio Commissione e AI Board hanno riconosciuto adeguato agli obblighi dell'art. 50.

Chi lo firma ha una strada già tracciata, chi non lo firma deve dimostrare da sé che il suo modo di dichiarare è sufficiente. In tutti i casi la scelta è sulla forma, non sul dichiarare.

La domanda vera per chi fa e-commerce: la foto-prodotto ritoccata va etichettata?

Qui sta il punto che tocca da vicino chi vende online e chi costruisce cataloghi. Se ritocco una foto di prodotto con l'AI, se genero un ambiente per mostrarci dentro un divano, devo metterci l'etichetta?

Fino a poche settimane fa la risposta era prudenziale. Il 18 giugno EuroCommerce, l'associazione che riunisce grandi nomi del retail europeo tra cui Amazon, H&M, Inditex e IKEA, aveva scritto alla Commissione chiedendo di tenere fuori dall'obbligo le pubblicità AI non pensate per ingannare. Nelle parole della direttrice generale Christel Delberghe, generare l'immagine di un salotto per mostrare un divano o migliorare la resa visiva di un prodotto non doveva rientrare nella definizione di deepfake.

La risposta è arrivata il 20 luglio, con le linee guida definitive della Commissione. L'esenzione generale per la pubblicità non c'è. Il criterio è oggettivo: conta se il contenuto assomiglia in modo apprezzabile a persone, oggetti o eventi reali al punto da sembrare autentico, non conta l'intenzione di chi lo produce.

Tradotto per chi vende: un'immagine generata che fa apparire il prodotto più bello, di qualità diversa o semplicemente diverso da com'è va etichettata.

Una foto reale del prodotto con uno sfondo costruito in AI, che non inganna nessuno su cosa sta comprando, non va etichettata.

Anche i contenuti chiaramente fantastici restano fuori, perché nessuno può scambiarli per reali. La linea di confine passa dentro il catalogo, immagine per immagine. Chi vende online farebbe bene a sapere quali delle sue foto stanno da una parte e quali dall'altra.

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Il nodo che nessuno dice ad alta voce: il watermark si può cancellare

C'è un problema tecnico che conviene non nascondere. La marcatura dei contenuti, nella pratica di oggi, è fragile. Diversi watermark applicati alle immagini generate si rimuovono in pochi secondi con strumenti gratuiti già in giro. Significa che l'etichetta tecnica, da sola, non garantisce niente: chi vuole ingannare aggira il segnale senza sforzo.

Lo diciamo non per sminuire la norma, ma per inquadrarla. La trasparenza che funziona, almeno per ora, è quella dichiarata da chi pubblica, non quella affidata solo al codice nascosto dentro il file. Per un'azienda onesta cambia poco. Per il sistema nel suo insieme è il limite con cui questa prima fase dovrà fare i conti.

Cosa fare prima del 2 agosto

Tre mosse, in ordine di urgenza, nessuna richiede un budget da multinazionale.

  1. Mappare dove l'AI entra nei vostri contenuti. Foto-prodotto, testi, immagini social, chatbot sul sito. Spesso lo fanno persone diverse senza una regola comune. Mettere ordine qui è già metà del lavoro.
  2. Decidere come dichiararlo. Una formula chiara per i contenuti pubblicati, la presenza dell'avviso nei chatbot, l'icona UE dove ha senso. Serve una regola scritta che valga per tutti quelli che pubblicano, non una scelta caso per caso.
  3. Passare in rassegna i casi di confine con il criterio delle linee guida. La foto ritoccata, l'ambiente generato, il video migliorato. La domanda giusta non è se volevate ingannare qualcuno, è se qualcuno può credere che sia reale.

La nostra agenzia ha creato un sistema digital per gestire tutto il regolamento relativo all'EU AI Act, con corsi, alfabetizzazione, rilascio di dichiarazioni e tutto ciò che serve per stare tranquilli.

Se vi interessa, scriveteci.

Aggiornato il 30 luglio 2026 con le linee guida della Commissione europea del 20 luglio e le nuove date del Regolamento UE 2026/1744.

dal mondo intelligenza artificiale italia

Niccolò Falaschi

founder

appassionato di comunicazione, tecnologia, ai, aiuto le aziende a migliorare il posizionamento e la reputazione dei loro brand.