Il 3 settembre OpenAI ha presentato il suo nuovo modello di punta
Si chiama GPT-6 Astra, sull'API risponde all'identificativo gpt-6-astra e regge finestre di contesto fino a un milione di token. Il rilascio è partito da alcune organizzazioni selezionate per allargarsi nei giorni successivi agli abbonati ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise, all'API e ad AWS.
Nel giro di poche ore la notizia era diventata un'altra: l'arrivo dell'intelligenza artificiale generale. Titoli, thread, video da milioni di visualizzazioni, tutti costruiti attorno a una parola che nel comunicato di OpenAI non compare mai.
La parola AGI non l'ha scritta OpenAI
Nella pagina ufficiale di lancio OpenAI definisce Astra "il modello più intelligente e allineato al mondo" e lo colloca fra i modelli di frontiera. Il termine AGI non c'è. Quello che c'è, in una dichiarazione del presidente Greg Brockman, è che il benchmark ARC-AGI-3 risulta saturato, cioè che il modello lo risolve quasi sempre.
Saturare un benchmark che misura la scoperta di regole dentro giochi enigmistici a mondo chiuso non è intelligenza generale: a dirlo per prima è stata proprio ARC Prize, l'organizzazione che quel test lo ha costruito, precisando di non star sostenendo che si tratti di AGI. C'è anche un dettaglio tecnico che spiega buona parte del titolone: quel 99,9% arriva usando l'impalcatura software proprietaria di OpenAI, mentre con l'impalcatura neutrale uguale per tutti i fornitori il punteggio scende al 62,7%. Trentasette punti di differenza fra il modello e il modello dentro il suo sistema di memoria.
I benchmark indipendenti raccontano una storia più noiosa
Artificial Analysis, che misura i modelli con la stessa metodologia per tutti, mette GPT-6 Astra a 61 punti sull'Intelligence Index. Il predecessore GPT-5.6 Sol sta a 61. Claude Fable 5.1 sta a 66, quindi davanti.
Non vuol dire che il modello sia uguale a prima. Sul Coding Agent Index Astra segna 67, sostanzialmente alla pari con Claude Opus 5 e Fable 5, mentre nei compiti di scrittura di codice consuma circa un terzo dei token del predecessore. Su OSWorld 2.0, il test che misura l'uso autonomo del computer, arriva al 72,6% con una velocità superiore del 47% rispetto al modello precedente. Su FrontierMath di quarto livello tocca il 97,6%. Resta invece dietro a Fable 5.1 su Humanity's Last Exam con strumenti, 57,2% contro 65,0%.
Messi in fila, quei numeri disegnano un modello che ha fatto un salto vero su una cosa sola: fare, non ragionare in generale.
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Quanto costa?
Il listino API è di 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione in uscita. Il predecessore stava a 4 e 20, quindi il prezzo è due volte e mezzo tanto. Esiste una modalità veloce che raddoppia ancora la tariffa in cambio di più velocità.
L'efficienza sui token recupera qualcosa ma non tutto: sull'Intelligence Index Astra usa circa il 10% di token in uscita in meno del predecessore, però il conto finale per singolo compito resta comunque circa il 75% più alto. Sul coding il quadro si ribalta, perché il risparmio di token è molto più marcato e il costo per compito torna in linea con Sol.
Per un'azienda questo significa che il modello non va acceso ovunque per abitudine. Ha senso dove il valore del compito giustifica la tariffa, mentre per il grosso del lavoro quotidiano i modelli precedenti restano più convenienti a parità di risultato.
Quello che è cambiato davvero: il modello usa il computer
Qui sta la notizia vera per chi lavora. OpenAI stessa presenta Astra come una nuova frontiera nella velocità, nell'accuratezza e nella sicurezza dell'uso del computer, con esempi che parlano di moduli da compilare, CRM da aggiornare, calendari, ricerche online, analisi di dati, sviluppo software e test di interfaccia.
Il passaggio è da "scrivimi un testo" a "occupati di questo pezzo di processo". Un modello che apre un browser, cerca, scarica un file, lo rielabora, aggiorna un gestionale e vi lascia una bozza da approvare fa un lavoro di natura diversa rispetto a un modello che risponde in chat. È anche il punto in cui il rischio cambia forma, perché un errore non resta più dentro una risposta da rileggere ma finisce dentro un sistema che usate.
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Il lato scomodo?
OpenAI dichiara apertamente che Astra raggiunge la soglia "critica" per la cybersecurity nel suo quadro di valutazione dei rischi. In pratica il modello sa individuare e sfruttare vulnerabilità sconosciute senza bisogno di essere guidato passo per passo. Nei test interni ha raggiunto il punteggio pieno su ExploitBench in assenza delle salvaguardie di produzione e ha trovato due vulnerabilità zero-day.
Le contromisure ci sono. Le capacità offensive avanzate sono disattivate di default per le organizzazioni enterprise, il modello rifiuta la generazione di proof of concept offensivi e l'accesso alle funzioni di sicurezza passa da un programma riservato a fornitori verificati.
Per una PMI toscana questa parte non è un problema operativo diretto. È però un promemoria su quale tipo di strumento avete davanti quando gli date in mano un browser e delle credenziali.
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Cosa può farci una PMI oggi?
Il verdetto
GPT-6 Astra è un rilascio importante che merita attenzione, però la parte che vale per un'azienda non è quella che ha fatto i titoli. Sull'intelligenza generale misurata da terzi il modello è dove era il suo predecessore, mentre il salto reale è nell'esecuzione autonoma di catene di attività su un computer.
Vale la pena ripetere una cosa che diciamo da mesi e che questo lancio conferma invece di smentire: l'AI rende molto su processi ripetitivi e prevedibili, dove esiste uno schema da seguire, mentre l'atto di decidere cosa dire e come dirlo resta un lavoro umano. Un modello che compila moduli e aggiorna gestionali meglio e più in fretta non cambia quella distinzione, la rende soltanto più conveniente da sfruttare nella metà giusta.
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