La sentenza
Il 31 luglio la 42esima sezione civile del tribunale di Monaco ha dato ragione a GEMA, la società tedesca di gestione dei diritti musicali, nella causa contro Suno. Per il tribunale aver addestrato i modelli su brani protetti senza licenza viola il diritto d'autore tedesco, anche se l'addestramento è avvenuto fuori dall'Unione Europea. La Germania si è dichiarata competente e ha condotto comunque un'analisi sul fair use americano, concludendo che gli output troppo simili alle opere originali non rientrano in quella tutela. Suno dovrà acquisire le licenze necessarie e risarcire i titolari dei diritti per l'uso del repertorio GEMA.
È una delle prime grandi sentenze europee sul training e sugli output della musica generata con l'AI. Arriva dalla stessa sezione del Tribunale di Monaco che, nel novembre 2025, aveva già condannato OpenAI in un caso analogo.
Il punto che tranquillizza
La buona notizia, per chi usa Suno o strumenti simili per fare musica per uno spot o un video aziendale, è che il tribunale ha messo la responsabilità sul fornitore del servizio, non su chi scrive il prompt. Un prompt semplice, che chiede solo uno stile musicale e un testo, non interrompe la catena di responsabilità: resta un problema di chi ha addestrato il modello sui brani protetti, non di chi lo usa per generare un jingle. Non è quindi "chi usa Suno viene multato".
L'aspetto che invece cambia
Cade così una convinzione che si era fatta strada rapidamente, quella secondo cui la musica generata dall’AI fosse automaticamente libera da vincoli di copyright e quindi più sicura rispetto alla musica tradizionale. La sentenza dimostra che non è necessariamente così e che anche i contenuti musicali generati con l’AI possono comportare rischi legali. Se un brano generato somiglia troppo a un'opera protetta, il rischio esiste, anche solo sul piano reputazionale o contrattuale con un cliente che ha commissionato la campagna. Suno farà appello, la causa durerà probabilmente ancora un paio d'anni. In parallelo pende negli Stati Uniti la causa di Universal Music Group contro la stessa azienda. Suno stessa, a novembre 2025, aveva già firmato un accordo di licenza con Warner: segno che il tema delle licenze musicali per l'AI non è secondario nemmeno per chi la produce.
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Accortezze prima di usare musica AI in uno spot
Chi lavora su una campagna con musica generata dall'AI farebbe bene a fermarsi un momento prima di pubblicare.
- Leggere per intero le condizioni di licenza dello strumento utilizzato, verificando cosa viene realmente garantito per l’uso commerciale del brano.
- Preferire strumenti che prevedono una licenza esplicita e tutele chiare per l’uso commerciale, non soltanto la possibilità di scaricare il file.
- Valutare, per campagne importanti e con investimenti media rilevanti, anche una colonna sonora con licenza tradizionale o royalty free verificata.
- Evitare brani che imitano in modo riconoscibile un artista o una hit esistente, indipendentemente dallo strumento utilizzato.
- Conservare traccia dello strumento utilizzato, del brano generato e della versione delle condizioni di licenza applicate, così da avere tutto documentato anche a distanza di tempo.
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Le scelte sono vostre, non dell'AI
Il contenuto generato dall'AI non è automaticamente senza rischi solo perché è nuovo o perché lo strumento sembra fare tutto da solo. Va trattato con la stessa attenzione che si darebbe a qualsiasi altro asset creativo che finisce in una campagna pubblica. La sentenza di Monaco non chiude il tema, lo sposta: dalla domanda se si può usare l'AI per la musica alla domanda più utile su quale strumento, con quali licenze e con quanta attenzione.
Questo non è un parere legale. Per campagne importanti, soprattutto quando la musica ha un ruolo centrale, resta fondamentale confrontarsi con un professionista del diritto d’autore. Se invece vi serve una mano a valutare gli strumenti più adatti, scriveteci.


