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LinkedIn e Snapchat mettono un freno ai contenuti generati solo dall’AI

Il 30 e 31 luglio LinkedIn e Snapchat hanno cambiato le regole contro i contenuti interamente AI-generated. La linea che l'agenzia predica da mesi è diventata regola di prodotto.

Niccolò Falaschi · 10 Agosto 2026 · 4 min di lettura · #social · #intelligenza artificiale
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Qual è la nuova direzione?

Il 30 luglio LinkedIn ha aggiunto a ogni post un pulsante nuovo: "Sembra AI slop". Non è la segnalazione spam di sempre, è un tasto pensato apposta per i contenuti scritti o girati interamente da un'intelligenza artificiale, di bassa qualità o riconoscibili come tali. Il responsabile prodotto Hari Srinivasan ha dichiarato che LinkedIn blocca già centinaia di migliaia di tentativi di commenti automatici al giorno e ne ha fermati miliardi negli ultimi mesi. L'AI slop, ha detto, è una priorità assoluta per tutti loro.

Il giorno dopo, il 31 luglio, Snapchat ha fatto una mossa simile su Spotlight, la sua sezione di video brevi. Da questo mese i video generati interamente con l'AI non vengono più raccomandati né monetizzati. I contenuti "potenziati o editati" con gli strumenti AI di Snapchat restano invece eleggibili, con un indicatore di trasparenza visibile. Snap lo motiva così: vuole restare lo spazio dove si scopre creatività autentica di persone vere, mentre online cresce la massa di contenuti AI ripetitivi. I contributori unici su Spotlight sono cresciuti del 120% nell'ultimo anno, Snap la racconta come la prova che questa direzione paga.

Non sono casi isolati. Negli stessi mesi YouTube ha rimosso circa 130mila canali dedicati a contenuti AI a basso valore, X ha annunciato la demonetizzazione dei contenuti generati solo dall'AI. Il messaggio delle piattaforme, messo insieme, è chiaro: il contenuto umano torna a essere il prodotto che vogliono vendere ai loro utenti.

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LinkedIn introduce il pulsante "Sembra AI slop"
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Snapchat ferma le raccomandazioni ai video interamente AI

Non è l'AI il problema, è l'assenza di autenticità

La differenza che le piattaforme stanno tracciando non è "AI sì, AI no". È più sottile e più utile per chi lavora nella comunicazione. Un contenuto interamente generato, senza un volto, una voce o un punto di vista riconoscibile dietro, viene penalizzato. Un contenuto in cui l'AI ha aiutato a scrivere una bozza, montare un video o generare un'idea, ma davanti c'è una persona o un brand veri, resta a pieno titolo nel gioco.

È la stessa distinzione su cui Soliton, il ramo di ricerca e sviluppo dell'agenzia dedicato all'AI applicata, lavora da mesi con i clienti: l'AI potenzia i processi che si ripetono, i pattern prevedibili. Non sostituisce l'atto creativo, la scelta editoriale, la faccia che un'azienda ci mette. Vederla arrivare come regola di prodotto dentro due piattaforme enormi, nella stessa settimana, non cambia la tesi, ma la conferma con i fatti.

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Come pubblicare bene nell'era anti-slop

Per chi gestisce i canali social di un'azienda, la parte pratica è più facile da elencare che da rispettare tutti i giorni. Metterci la faccia resta la prima mossa: persone reali dell'azienda, i luoghi di lavoro veri, la voce di chi ci lavora, non un avatar generico o un post senza autore riconoscibile. L'AI va tenuta dietro le quinte, dove serve davvero, ad esempio, una prima bozza da rifinire, una variante da testare, un montaggio più veloce, mai come autore unico e anonimo del contenuto finale. Quando un contenuto rientra nei casi previsti dall’articolo 50 dell’AI Act, la dichiarazione va fatta. Le linee guida definitive, arrivate il 20 luglio, hanno introdotto criteri oggettivi che lasciano poco spazio alle interpretazioni. Anche la cura del dettaglio conta. Un contenuto raffazzonato si riconosce subito, ancora prima che siano le piattaforme a segnalarlo come "AI Slop".

Il rischio concreto, va detto senza allarmismo, non è tanto la sanzione. È sparire dalla reach e finire etichettati come slop agli occhi di chi dovrebbe leggervi.

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La controprova che non dovevamo più dimostrare!

Da quando esiste Soliton ripetiamo che la creatività non è un pattern, che l'AI amplifica il lavoro ripetitivo e lascia intatta la parte che conta davvero: l'idea, il punto di vista, la persona che la firma. Vedere due piattaforme da centinaia di milioni di utenti tradurre proprio questa distinzione in un algoritmo che premia o penalizza non è una sorpresa per chi ci segue. È la prova che serviva a chi ancora pensava che bastasse un prompt ben scritto per fare comunicazione.

Mettete la faccia, non il pilota automatico

La scorciatoia del contenuto tutto automatico, pubblicato senza controllo e senza firma, sta diventando più costosa di quanto sembrasse un anno fa. Le piattaforme la stanno rendendo silenziosamente più cara in reach, oltre che in credibilità. Chi lavora bene con l'AI lo fa già dietro le quinte, lasciando davanti la propria voce.

Se gestite i canali social della vostra azienda e volete capire dove tracciare quella linea, scriveteci.

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Niccolò Falaschi

founder

appassionato di comunicazione, tecnologia, ai, aiuto le aziende a migliorare il posizionamento e la reputazione dei loro brand.