Il commercio cambia volto
Il primo Rapporto Confcommercio sul commercio, uscito il 22 luglio, mette in fila un dato che fa impressione: tra il 2018 e il 2025 i negozi al dettaglio in sede fissa sono passati da 666mila a 570mila. Novantaseimila in meno, circa 38 serrande abbassate ogni giorno per sette anni. Confcommercio parla di rischio desertificazione commerciale, cioè strade e quartieri che restano senza negozi.
Il numero è reale e va preso sul serio. Preso da solo però racconta metà della storia, perché dietro la media ci sono attività che spariscono e altre che crescono, la differenza tra le due dice molto a chi un negozio ce l'ha.
Chi cala e chi cresce?
A calare di più sono i formati storici del commercio diffuso. Gli ambulanti perdono il 27,3%, i piccoli negozi alimentari e i minimarket il 17,9%. Cadono anche cartolibrerie, negozi di giocattoli e musica (-21,9%), insieme ad abbigliamento, calzature e gioiellerie (-15,5%). Sono le attività più esposte alla concorrenza dei grandi formati e dell'online, quelle che vivevano di prossimità e prezzo.
Dall'altra parte c'è chi cresce, per motivi precisi.
Meno negozi, più valore
Il paradosso del rapporto sta qui: i negozi calano ma il giro d'affari del settore sale, del 25,7% in sette anni. Vuol dire che la rete si è fatta più concentrata, con punti vendita in media più grandi e strutturati, meno diffusa nei quartieri e nei piccoli comuni. Ogni attività che resta lavora di più, tanto che il fatturato per addetto è cresciuto di quasi il 28%. Non è un settore che muore ma uno che cambia forma. La forma nuova ha meno vetrine sotto casa.
Perché sta succedendo?
La causa di fondo che indica Confcommercio non è solo l'online. È soprattutto demografica. Le famiglie sono cambiate, con quelle composte da una sola persona che hanno superato il 37%, mentre diminuiscono i nuclei numerosi e cresce l'occupazione femminile. Cambiano le persone che comprano e cambia il modo in cui lo fanno. Una famiglia piccola con due persone che lavorano fa la spesa in modo diverso da una famiglia numerosa di vent'anni fa e spesso quel modo passa dal discount, dalla consegna a domicilio o dall'acquisto online.
Cosa insegna a chi ha un negozio oggi?
Il rapporto non è un bollettino di guerra, è una mappa di cosa regge. Chi resiste ha in genere una di queste caratteristiche, che sono anche le leve su cui lavorare.
Sul territorio qualcosa prova a muoversi
I dati fotografano il problema su scala nazionale. Sul territorio c'è chi prova a rispondere. In Toscana, tra Pisa e Pontedera, Confesercenti sta raccogliendo firme per le Zespro, le zone economiche di prossimità: aree dove concentrare incentivi fiscali e sgravi per aprire o tenere aperto un negozio di vicinato. È una proposta di legge, non ancora una realtà, ma affronta esattamente la desertificazione che questo rapporto misura. Alle Zespro, cosa sono e come si firma, dedichiamo un pezzo a parte.


