Il marketing olfattivo entra in negozio
Il 10 luglio il marchio americano di salviette Goodwipes ha installato a Los Angeles cartelloni pubblicitari che rilasciano una nuvola di profumo ogni 30 secondi. L'obiettivo è far avvicinare i passanti, trasformare un poster normale in una strategia sensoriale.
Un impianto così resta fuori budget per un negozio di quartiere, parliamo di un cartellone pubblicitario con un sistema di diffusione integrato. Il meccanismo dietro invece è alla portata di chiunque abbia una porta da far varcare, un diffusore all'ingresso legato al brand, acceso in modo costante.
Un ambiente profumato in modo coerente trattiene i clienti più a lungo e spinge gli acquisti d'impulso. Il legame emotivo con il punto vendita si costruisce anche così. Il costo per un piccolo negozio è quello di un diffusore e di un'essenza di qualità, molto lontano dal budget di un cartellone pubblicitario.
Perché l'olfatto conta più di quanto pensiate
Nel settore la chiamano architettura sensoriale: profumo, elementi visivi e materiali al tatto lavorano insieme, coerenti tra loro, per alzare il valore percepito del prodotto senza cambiare il prezzo in etichetta.
Il logo olfattivo
Un profumo riconoscibile può diventare parte dell'identità di un brand tanto quanto un colore o un jingle. Nel settore lo chiamano logo olfattivo: una fragranza che il cliente associa a voi, anche a occhi chiusi, anche a distanza di mesi dall'ultima visita.
Cinque mosse per il vostro punto vendita
- Scegliete un'unica fragranza coerente col brand e tenetela costante, è il vostro logo olfattivo, non va cambiata a ogni stagione.
- Posizionatela dove conta. Concentratela vicino all'ingresso per far entrare, mentre nelle zone di attesa meno.
- Dosatela con attenzione. Un profumo troppo intenso respinge quanto un ambiente che non profuma per niente.
- Legatela a un'esperienza coerente. L'accoglienza, il prodotto e il profumo devono raccontare la stessa storia.
- In un ambiente alimentare il profumo giusto spesso è quello del cibo stesso. Un diffusore aggiuntivo può interferire invece di aiutare.
Le avvertenze da non saltare
Non tutti tollerano bene i profumi diffusi in ambienti chiusi. Allergie e sensibilità respiratorie vanno considerate prima di scegliere l'essenza e il dosaggio. Meglio testare su un campione ridotto di clienti o dipendenti prima di renderlo permanente. Nei locali che servono cibo la priorità resta l'aroma della cucina, un profumo ambientale aggiuntivo rischia di competere con quello che state servendo.
Costa meno di quanto sembri
Un diffusore professionale si ammortizza in poche settimane se aiuta anche solo a trattenere qualche cliente in più nel negozio. L'esperienza vissuta con più sensi resta in testa più a lungo di un semplice volantino lasciato sul bancone.


