Avete mai pensato che potesse essere una cringiata?
Avete presente quando create qualcosa con l'AI e, tutti soddisfatti, pubblicate convinti di aver fatto un capolavoro?
Bene, quello è l’esatto momento in cui dovete fermarvi e chiedervi se quello che sta per andare online sia davvero un bel lavoro o se per il pubblico a cui vi state rivolgendo sia in realtà una cringiata assoluta.
L'AI sta democratizzando la produzione di contenuti ed è palese che la situa stia un po’ sfuggendo di mano, il web pullula di grafiche fatte in casa: dalle locandine per gli eventi ai corsi, dalle promozioni di un servizio fino alle campagne su Meta.
La democratizzazione è un'illusione
È vero, anche prima c’era chi faceva “grafiche brutte”, c’è però una differenza che merita attenzione: nelle loro bruttezza, quelle grafiche erano uniche.
Con l’avvento dell’AI, sommata alla convinzione che basti un prompt per creare capolavori del design, è arrivato un appiattimento anche del brutto: stessi effetti, stesse impostazioni, stessi prompt scaricati online.
Persino nella bruttezza non si trova più una singolarità. E sotto a tutto questo c'è un declino più profondo, quello del gusto e dell'originalità.
Giuro, c'è anche l'aspetto positivo in questo articolo, ma arriva tra un po'. Prima vi dovete subire tutto quello che non funziona...
No, non è solo una questione di budget
Vi capisco. I budget sono stretti e bisogna fare dei tagli.
A questo punto si aprono tre scenari.
Scenario uno: non ci sono soldi; cosa si taglia? La comunicazione. Potremmo aprire un mega capitolo (prossima volta eh?).
Scenario due: i soldi ci sono, ma manca la cultura ed è qui che la faccenda diventa interessante. Perché non stiamo più parlando di risparmio, ma di percezione del valore. “Giancoso fai una grafica carina con l’AI e mettila su Linkedin per festeggiare il bicentenario dell’azienda”. (Giancoso alias tirocinante giovane appena laureato in filosofia che sognava d’insegnare).
Scenario tre: i soldi ci sono, la cultura manca, ma l’ego abbonda. Questo è il livello over 9000. L’imprenditore illuminato che decide di fare tutto da sé. Non perché non possa permettersi un professionista, ma perché è convinto che il proprio gusto personale equivalga a una strategia. E a quel punto il problema non è più il budget. È il delirio di onnipotenza travestito da spirito pratico.
"potrei farlo io, ma non ho tempo"— cit.
Le domande che nessuno si fa
Le domande sono diverse e i numeri danno le risposte.
- Lo sanno che il pubblico si fida sempre meno dei contenuti fatti con l'AI? Un'indagine Gartner di marzo 2026 dice che metà dei consumatori americani preferisce dare i propri soldi a brand che non usano l'AI generativa nei contenuti rivolti al cliente. Sempre da lì, il 68% si chiede spesso se quello che vede online sia reale. Klaviyo aggiunge il dettaglio che fa più male: solo il 7% si fida di più di un brand quando vede contenuti dichiaratamente AI, mentre il 31% si fida di meno. E la tendenza accelera. Secondo Fractl, chi fruirebbe meno un brand per un uso pesante di AI è passato dal 20% del 2025 al 39% del 2026, raddoppiato in dodici mesi. Sono dati americani, ma la direzione è quella. E di solito da noi arriva con un anno di ritardo.
- La seconda domanda riguarda l'alfabetizzazione. Quante aziende usano piattaforme AI con account gratuiti sapendo davvero cosa firmano? Quasi tutti i principali strumenti, da ChatGPT a Gemini, usano per impostazione predefinita quello che gli scrivete per addestrare i loro modelli, a meno che non andiate nelle impostazioni a disattivarlo. Vuol dire che il brief riservato di un cliente, i dati di un progetto, a volte un'informazione che non dovrebbe uscire dall'azienda, finiscono dentro una macchina che impara proprio da lì. Non è un complotto, è scritto nelle condizioni d'uso. Il problema è che quasi nessuno le legge.
Poi ci sono le domande che un'azienda dovrebbe farsi prima di premere pubblica.
- Quel contenuto parla davvero al pubblico giusto, nel canale giusto?
- Fare in fretta è la stessa cosa di fare bene?
- Quello che sto postando è compilant rispetto agli obblighi dell'EU AI Act?
L'aspetto positivo quindi qual è?
Questo articolo, anche se non sembra, è super pro AI.
Progetto Immagina ha addirittura un ramo di ricerca e sviluppo dedicato che si chiama SolitonAI, in cui si usa e si testa l'intelligenza artificiale ogni giorno.
Non vi stiamo dicendo di non usarla. Vi stiamo dicendo l'opposto!
Il punto è un altro. Tutta questa democratizzazione sta appiattendo ogni cosa. E le aziende con una visione più a lungo termine capiranno una verità semplice: togliersi da questo piattume è esattamente ciò che le renderà uniche. Mentre tutti corrono a fare lo stesso contenuto medio, distinguersi torna a essere il vantaggio più forte che esista.
Non stiamo dicendo niente di nuovo. È una regola che è sempre esistita. Solo che oggi, con tutti che producono la stessa identica cosa, vale più che mai. E come succede spesso, il concetto migliore è anche il più semplice. In questo caso è così semplice che quasi sempre viene ignorato.
L'AI è uno strumento straordinario per arrivare prima dove avevate già deciso di andare. Non per decidere al posto vostro dove andare. La differenza tra queste due cose, nei prossimi anni, sarà la differenza tra chi sparisce nel mucchio e chi si fa riconoscere.
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