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Adobe, le novità AI che fanno risparmiare tempo (e il nodo prezzo)

Adobe ha aggiornato quasi tutte le app con l'AI. Tralasciando l'hype, alcune novità fanno risparmiare ore vere, soprattutto sul lavoro noioso. Ma il malumore sul costo dell'abbonamento non può essere ignorato.

Niccolò Falaschi · 20 Giugno 2026 · 4 min di lettura · #brand · #dal mondo · #intelligenza artificiale

Adobe e l'integrazione di AI, cosa cambia?

A metà giugno Adobe ha rilasciato un importante aggiornamento che tocca quasi tutte le app del Creative Cloud e ha l’AI come filo conduttore. Più che una lista di funzioni nuove, è il segno di una direzione: Firefly, l'AI di Adobe, sta diventando una specie di sistema operativo creativo, presente in ogni passaggio del lavoro e non più limitata a una singola funzione.

Le novità sono parecchie. Invece di elencarle tutte, conviene separare quelle che fanno risparmiare tempo vero da quelle che "fanno scena". La regola, come sempre, è semplice: la macchina è bravissima nel lavoro ripetitivo e prevedibile, molto meno nelle scelte che richiedono gusto. Le funzioni che vale la pena utilizzare davvero sono quelle che tolgono di mezzo la fatica meccanica e lasciano a voi le decisioni.

Strumenti fanno risparmiare tempo

Il primo è in Lightroom e si chiama Assisted Culling, ora stabile. Quando tornate da uno shooting con qualche migliaio di scatti, la selezione è la parte più noiosa e lenta del lavoro: scartare i mossi, i doppioni, gli occhi chiusi. L'AI fa una prima passata al posto vostro, raggruppa gli scatti quasi identici, segnala il migliore di ogni gruppo e con una funzione dedicata controlla persino gli occhi aperti e la nitidezza viso per viso. Non sceglie lei la foto buona, quella resta scelta vostra, ma vi consegna il lavoro già sgrossato. Per un fotografo sono ore guadagnate a ogni servizio.

Il secondo è in Illustrator e si chiama Concept to Vector. Trasforma uno schizzo a mano o un'immagine di partenza grezza in un disegno vettoriale pulito e modificabile e può proporne più varianti di stile. Per chi lavora su loghi, icone e illustrazioni, taglia la parte più fastidiosa: ripulire e ricalcare a mano una bozza per renderla utilizzabile.

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Altre funzioni utili...

Lightroom ha aggiunto anche Photo to Video, che anima una foto e la trasforma in un breve spezzone di video sfruttando l'AI (con tecnologia Firefly e Google Veo). È un modo rapido per ricavare materiale di riempimento da immagini ferme, comodo per i social, da maneggiare con criterio per non scadere nell'effetto cartolina animata.

Sul fronte video, Premiere guadagna due comodità pratiche più che spettacolari: il Global Audio Mute, che azzera tutto l'audio di un progetto con un clic e la ricerca dei marker per nome o colore tra i progetti aperti. After Effects ha un nuovo strumento di scontorno assistito, più preciso nel ritagliare un soggetto in movimento. Photoshop, infine, aggiunge la rimozione dei riflessi, utile per chi fotografa attraverso un vetro o una vetrina. Niente di rivoluzionario, ma sono i piccoli attriti quotidiani che, sommati, fanno la differenza a fine giornata.

Il malumore sul prezzo

Qui arriva la parte che Adobe non mette nel comunicato. A ogni aggiornamento ricco di AI cresce anche il malcontento sul costo dell'abbonamento. Sui forum non è raro leggere di utenti che abbandonano Adobe dopo trent’anni perché la ritengono troppo cara e sempre più spesso spuntano consigli su alternative gratuite: PhotoGIMP, per esempio, è una versione di GIMP modificata per somigliare a Photoshop, costo zero, nessun account, tutto sul proprio computer.

Va detto con onestà, anche se vendiamo creatività e usiamo questi strumenti ogni giorno. Le alternative gratuite non sono un sostituto a parità di funzioni: il pacchetto Adobe, integrato e con l'AI dentro, fa cose che un software gratuito non fa e per chi gestisce molti lavori quel tempo risparmiato vale l'abbonamento. Ma per chi usa una sola app, in modo saltuario, o per piccoli progetti, chiedersi se il costo abbia senso è una domanda legittima, non una scorrettezza. La risposta dipende da quanto e come lavorate, non dal volantino.

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Lezione da portarsi a casa

L'aggiornamento Adobe è un buon esempio di AI fatta dove serve: tolta la patina, le novità migliori non sono quelle che "creano al posto vostro", sono quelle che vi tolgono il lavoro meccanico (selezionare scatti, ricalcare bozze, mutare l'audio) e vi lasciano il tempo per le scelte che contano. È la parte ripetitiva che conviene delegare alla macchina, non il gusto. Sul prezzo, invece, vale la regola di sempre: si valuta sul proprio uso reale, non sull'entusiasmo di chi vende.

Se nella vostra azienda usate questi strumenti per foto, video o grafica e volete capire quali novità vi fanno davvero risparmiare tempo, o se l'abbonamento che pagate è dimensionato su come lavorate, scriveteci.

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Niccolò Falaschi

founder

appassionato di comunicazione, tecnologia, ai, aiuto le aziende a migliorare il posizionamento e la reputazione dei loro brand.