Lo stesso Paese, due fotografie
A giugno, alla Camera, CIDA e l'Istituto Italiano per l'Intelligenza Artificiale hanno presentato il primo AI Management Index: l'89% dei manager italiani usa già l'intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano. Quasi nove su dieci.
Nello stesso periodo circola il paper di Banca d'Italia sull'impatto economico dell'AI nelle imprese, dove l'adozione racconta tutt'altra scala: nel 2024 la usava circa un'azienda su dieci.
Non è una contraddizione, sono due cose diverse. Il primo numero misura l'uso individuale di una persona che apre uno strumento. Il secondo misura l'integrazione dentro un'organizzazione, con processi, regole e responsabilità. La distanza tra i due è il punto di tutta la storia.
Quasi tutti la usano, quasi nessuno la governa
L'AI Management Index ha coinvolto circa 1.800 dirigenti pubblici e privati e misura cinque dimensioni: strategia, integrazione nei processi, governance, competenze, risultati. Il voto medio è 39,7 su 100.
Sul piano personale il quadro è solido. Chi la usa ci guadagna tempo e più di otto manager su dieci verificano gli output prima di portarli in una decisione. Nessuna delega cieca: lo strumento si usa, e si controlla.
Poi si passa dall'individuo all'organizzazione e il terreno si fa molle. Una realtà su due ha una strategia AI scritta o in lavorazione. Sulla governance, cioè regole, responsabilità e supervisione, è arrivato in fondo solo il 12%.
Non è un Paese fermo. È un Paese in cui la tecnologia corre più veloce dei modelli organizzativi che servono a usarla. Lo ha detto il presidente di CIDA, Stefano Cuzzilla: "La vera sfida, oggi, non è adottare la tecnologia ma governarla".
Funziona dove entra, ma entra in poche imprese
Verrebbe da concludere che l'AI fa rumore e poco altro. Banca d'Italia dice il contrario, e vale la pena farci un ragionamento perché smonta sia l'entusiasmo da convegno sia lo scetticismo da bar.
Lo studio confronta nel tempo le imprese che hanno adottato l'AI con altre simili che non l'hanno fatto. Dove entra, i conti si muovono: cresce il valore prodotto da ogni addetto, salgono i margini, migliora la redditività. Non sono miracoli, sono miglioramenti reali e coerenti su più misure.
Sull'occupazione non c'è il crollo che molti temono. Il totale dei lavoratori non cambia in modo significativo. Cambia la composizione: pesano di più le mansioni di concetto, di meno quelle ripetitive. L'AI non spazza via le persone, riscrive quello che fanno.
L'AI in Italia si concentra dove è più facile assorbirla: imprese grandi, strutturate, in settori ad alta intensità di conoscenza. Sotto i 50 addetti, dove sta la gran parte del tessuto produttivo italiano, siamo ancora molto indietro.


