I soldi ci sono, ma molti non lo sanno
Nel 2026 lo Stato ha stanziato parecchie risorse per spingere le imprese a investire in tecnologia, digitale e intelligenza artificiale. Il problema non è la mancanza di fondi. È che una fetta di questi soldi non viene richiesta, perché molte piccole imprese non sanno che gli incentivi esistono o non capiscono quale fa per loro.
Questo articolo vi aiuterà a fare il punto della situazione e a comprendere quali strumenti sono necessari quest’anno per introdurre l’AI in azienda o sostenere un investimento nel digitale. A tal proposito, scoprirete quanto valgono, cosa serve per accedervi e dove si fa domanda. È una mappa per orientarsi, non una pratica: quella la fa il vostro commercialista e alla fine vi spieghiamo perché serve sentirlo prima di fare qualsiasi passo.
La prima domanda: che tipo di investimento avete in mente?
Gli incentivi non sono tutti uguali e non hanno tutti la stessa finalità. Prima di guardare percentuali e moduli conviene capire in quale dei tre casi vi trovate, perché lo strumento giusto cambia.
Se l'investimento è grosso, riguarda macchinari o impianti e porta con sé un risparmio energetico misurabile, la strada giusta è l'iperammortamento del nuovo piano Transizione 5.0. Se invece si tratta di un qualcosa di veloce e mirato, come un progetto di AI, un software, un sito o un intervento di digitalizzazione, spesso conviene di più un voucher regionale a fondo perduto. Invece, se state comprando un macchinario a rate o in leasing, c'è l'agevolazione Nuova Sabatini che vi abbatte il costo del finanziamento.
Transizione 5.0: iperammortamento
Partiamo dallo strumento più grande, perché è anche quello che è cambiato di più e su cui si fa più confusione.
Dal 12 giugno è aperta la piattaforma GSE per prenotare le agevolazioni del nuovo piano. La cosa da sapere subito è che non si tratta più del credito d'imposta del biennio 2024-2025. Il meccanismo ora è l'iperammortamento: una maggiorazione del costo del bene che vale ai soli fini fiscali, abbassando l'imponibile lungo gli anni di ammortamento. Tradotto, il vantaggio non arriva tutto subito come credito da compensare, ma si distribuisce nel tempo. Cambia la pianificazione finanziaria dell'investimento, non solo il modulo da compilare.
La maggiorazione va dal 50% fino al 180% del costo, e scende man mano che l'investimento cresce. Per la PMI media toscana, che raramente supera i 2,5 milioni su un singolo investimento, conta lo scaglione alto. Sono agevolabili le spese sostenute dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con una perizia tecnica asseverata richiesta per tutti gli investimenti e un requisito nuovo: i beni devono essere prodotti nell'Unione europea. La domanda si invia dall'Area Clienti GSE con SPID o CIE.
Una nota sui tempi: la dotazione è a sportello, quindi si esaurisce man mano che arrivano le prenotazioni. La scadenza ufficiale è il 2028, ma chi arriva tardi rischia di trovare i fondi finiti.
I voucher regionali: la via veloce per un progetto AI
Qui c'è la parte che interessa di più chi vuole un intervento mirato e rapido, senza imbarcarsi in un piano da centinaia di migliaia di euro.
I voucher per la digitalizzazione e l'AI sono spesso a fondo perduto, cioè non li devi restituire: lo Stato o la Regione copre una percentuale della spesa, di solito intorno al 50%. Cambiano da territorio a territorio e seguono calendari propri, per cui vanno monitorati su portali regionali e Camere di Commercio. Per dare un'idea degli ordini di grandezza, alcuni bandi locali coprono il 50% con importi da poche migliaia di euro, mentre a livello nazionale il voucher Cloud e Cybersecurity del MIMIT arriva a coprire dal 50% al 65% della spesa con contributi fino a 20.000 euro.
C'è anche una misura pensata per chi vuole portare competenze dentro l'azienda e non solo software: un contributo a fondo perduto che arriva al 50% delle spese, fino a 40.000 euro per le PMI, per inserire un manager esperto di AI, big data e cybersecurity. La domanda di questi voucher si presenta in genere sullo sportello della Regione o della Camera di Commercio, spesso a rimborso, quindi prima spendete e poi vi viene riconosciuto il contributo.
La Nuova Sabatini per i macchinari finanziati
Se l'investimento passa da un finanziamento bancario o da un leasing, la Nuova Sabatini è lo strumento storico e tuttora attivo. Finanzia da 20.000 a 4 milioni di euro a sportello continuo e funziona come contributo in conto interessi: accendete il finanziamento, comprate il bene e lo Stato vi riconosce un contributo che copre in buona parte gli interessi, abbassando di molto il costo del credito.
Il punto interessante per il 2026 è la cumulabilità. La Nuova Sabatini si combina con quasi tutti gli altri incentivi, voucher regionali compresi e per le imprese del Sud Italia anche con la ZES Unica. Attenzione però alla regola di base: si possono sommare incentivi diversi, ma non far coprire due volte la stessa spesa dagli stessi fondi pubblici. Proprio per questo serve il commercialista, tiene i conti senza farvi sforare!
La tabella degli strumenti in chiaro
Riassunto degli strumenti principali per orientarvi a colpo d'occhio. Gli importi sono ordini di grandezza, non cifre da prendere alla lettera: variano per scaglione, bando e territorio.
Da dove partire
Questo è il punto da non ignorare. Le regole del 2026 sono appena entrate in vigore, gli importi e i requisiti vanno verificati caso per caso e un errore sul tipo di bene o sull'ordine in cui muoversi può farvi perdere l'agevolazione. La pratica vera la imposta il vostro commercialista, che deve dirvi se l'investimento rientra, come incide sul bilancio e in che sequenza presentare le domande.
Quello su cui possiamo darvi una mano noi è la parte digitale dell'investimento: capire dove l'AI serve davvero nei vostri processi, cosa ha senso costruire e come farlo rendere oltre l'incentivo. Se avete un progetto in testa, scriveteci: partiamo dalle esigenze reali, non dalla burocrazia.


