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GEO o SEO? La tua azienda compare tra i risultati delle AI?

Sempre più persone cercano facendo domande a ChatGPT, Gemini o all'AI di Google. Se la vostra azienda non compare in quelle risposte, per chi cerca non esistete. Ecco come capirlo e come rimediare.

Niccolò Falaschi · 13 Giugno 2026 · 5 min di lettura · letti in media in 4 min · #web

La domanda sull'indicizzazione è cambiata

Provate a chiedere a un assistente AI "qual è la migliore pizzeria in Toscana", oppure "a chi mi rivolgo per [il vostro servizio] vicino a Pisa". Non escono più dieci link blu da scorrere, ma un paragrafo che cita due o tre nomi. Fine

A maggio 2026 Google ha reso l'AI Mode l'esperienza di ricerca predefinita, con oltre un miliardo di persone che la usano ogni mese.

ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot, Claude, fanno la stessa cosa . Sempre più clienti non "cercano" più come si faceva prima.

Fanno una domanda e leggono la risposta. E molto spesso si fidano...

Il problema si capisce da sé:

Se in quella risposta il vostro nome non c'è, per chi cerca la vostra azienda non esiste.
1 mld
persone al mese su Google AI Mode
2-3
nomi citati in una risposta AI

GEO: cos'è, e perché è metà della verità

GEO sta per "generative engine optimization", ottimizzazione per i motori generativi. Detta facile: l'insieme delle cose che fate perché la vostra azienda compaia nelle risposte degli assistenti AI, come un tempo facevate SEO per stare in alto su Google.

Qui serve onestà, perché in giro si vende molta fuffa. Google lo scrive nero su bianco nella sua guida ufficiale: dal suo punto di vista GEO non è una disciplina magica e separata. Le funzionalità AI della Ricerca (gli AI Overview e l'AI Mode) si appoggiano agli stessi sistemi di ranking di sempre. Tradotto: per Google, ottimizzare per l'AI vuol dire fare buona SEO. Né più né meno.

Come fa l'AI a scegliere chi citare? In modo diverso dal vecchio elenco di link. Quando fate una domanda, il sistema la spacca in tante sotto domande collegate (lo chiamano "query fan-out"), va a pescare le pagine più pertinenti dal suo indice e poi scrive una risposta basata su quelle pagine, mostrando i link che la sostengono. Compare chi ha contenuti chiari, utili e riconoscibili su quel tema. Non chi ha fatto il trucchetto giusto.

Non ci sono trucchi, la soluzione arriva con un lavoro costante e serio

Google nella sua guida elenca cosa potete tranquillamente ignorare, perché non funziona: i file llms.txt pensati apposta per le AI, spezzettare i testi in micro blocchi, riscrivere i contenuti in "AI-ese", andare a caccia di menzioni finte.

Tutto fuffa marketing. Questa roba non funziona!

Quello che manca davvero, nella maggior parte dei casi, è molto più semplice:

  • contenuti con un punto di vista vostro invece del solito riassunto generico
  • un sito tecnicamente pulito e leggibile
  • una scheda Google dell'attività curata
  • una presenza coerente nei posti giusti
Le AI citano chi sul tema ha qualcosa di proprio da dire. Se il vostro sito ripete quello che dicono tutti, non avete dato agli algoritmi nessun motivo per nominare voi al posto di un altro

Aspetta! Ma quindi se ho un sito con una buona SEO mi troveranno anche sulle ricerche AI?
— Beh si. Ogni caso va analizzato singolarmente, ma è sicuro che tutti i siti che da sempre lavorano sulla SEO, oggi avranno meno difficoltà a farsi trovare anche sulle AI

Ma ricordatevi che Google non è l'unico motore di ricerca

Ogni assistente AI funziona a modo suo, e ognuno pesca da una fonte diversa.

  1. Google AI Mode e Gemini lavorano sull'indice di Google.
  2. ChatGPT, si appoggia in buona parte all'indice di Bing più un suo crawler.
  3. Copilot di Microsoft sta su Bing.
  4. Perplexity ha un suo indice e attinge anche da più fonti esterne, e cita parecchi link a ogni risposta.

Quindi...

Stare bene su Google aiuta, ma non copre tutto. Per comparire su ChatGPT e Copilot conta anche essere indicizzati e ben presenti su Bing, un motore che molte PMI ignorano del tutto.

Su strumenti come Perplexity pesa di più quello che si dice di voi in giro per il web (recensioni, articoli, citazioni reali da fonti credibili), non quello che scrivete sul vostro sito.

Una sola ottimizzazione buona per tutti non esiste.

Cosa potete fare in autonomia?

Spendendo ZERO euro potete fare già qualcosa:

  • Scrivete contenuti che dicano qualcosa di vostro. Non l'ennesimo articolo "7 consigli per", ma quello che sapete voi e che un concorrente non può copiare: un caso reale, un numero, un'esperienza diretta. È la cosa che alla lunga sposta più di tutto.
  • Tenete il sito in ordine. Deve caricarsi in fretta, funzionare bene da telefono, far capire al volo chi siete e cosa fate. Se una AI fatica a leggere le vostre pagine, non vi citerà.
  • Curate la scheda Google dell'attività e, se vendete prodotti, le informazioni commerciali. Sono dati che le risposte AI usano spesso per le ricerche locali e d'acquisto.
  • Lavorate sulla presenza reale fuori dal sito. Recensioni, articoli, citazioni da fonti credibili del vostro settore. Niente recensioni finte, mi raccomando. Meglio meno, ma vere.

Prima di pagare qualcuno, fate un test veloce

La mia azienda è indicizzata GEO?

Aprite ChatGPT, Gemini e Perplexity e fate, in ognuno, le domande che farebbe un vostro cliente:

  • "miglior [vostro servizio] a [vostra città]"
  • "a chi mi rivolgo per [problema che risolvete] in [zona]"
  • "alternative a [vostro concorrente principale]"

Poi guardate le risposte e domandatevi

  • Ci siete? Mai, qualche volta, sempre?
  • Quando ci siete, l'AI dice di voi cose giuste o sbagliate?
  • I competitor che vi escono accanto, chi sono?


Provate le stesse domande su motori diversi: spesso il risultato cambia, ed è già un'informazione utile.

Questo è il punto dell'articolo in cui vi vendiamo qualcosa...

Il test vi dice dove siete. Non vi dice perché, e soprattutto non vi dice cosa cambiare per esserci. Quella parte è lavoro vero: leggere perché l'AI non vi nomina su certe domande, capire dove avete il buco (contenuti, sito, presenza, motore), e mettere mano alle cose giuste nell'ordine giusto.

È esattamente quello di cui ci occupiamo.

Niente formule magiche e niente promesse di "prima posizione nell'AI" (quella è roba da fuffa guru).

Un metodo serio: si misura come vi nomina l'AI oggi, si capisce il perché, si interviene e dopo qualche mese si misura di nuovo.

Per consulenza gratuita scrivici

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Niccolò Falaschi

founder

appassionato di comunicazione, tecnologia, ai, aiuto le aziende a migliorare il posizionamento e la reputazione dei loro brand.