Una canzone arriva a Sanremo. Il cantante è una persona in carne e ossa, i musicisti suonano davvero e la registrazione è stata fatta in studio. Il ritornello, però, potrebbe essere nato da una richiesta a un’intelligenza artificiale.
Si può scoprirlo analizzando il brano?
È la domanda che accompagna il regolamento di Sanremo 2027, pubblicato dalla Rai: le canzoni devono essere espressione della creatività umana. Un principio comprensibile, soprattutto in una competizione che premia autori e interpreti. Farlo rispettare richiede però qualcosa di più di un software che accende una spia rossa.
Che cosa vieta davvero Sanremo
Il comunicato Rai presenta insieme diverse novità, fra cui una Giuria Internazionale di Esperti e il limite all’impiego dell’intelligenza artificiale. Sono due questioni distinte: la nuova giuria parteciperà alla valutazione della Serata Performance, mentre la clausola sull’AI attribuisce le eventuali verifiche a Rai e direttore artistico.
A pagina 12, il regolamento vieta gli strumenti AI nell’ideazione, nella composizione di musica e testi e nella realizzazione delle canzoni quando il loro impiego sostituisce, altera o snatura il contributo creativo umano.
La formulazione conta. Non equivale a dire che qualsiasi software con una funzione AI renda automaticamente inammissibile un brano. Il confine è l’effetto sul contributo creativo, ma il documento non offre un elenco di utilizzi ammessi e vietati.
Rai e direttore artistico si riservano inoltre di ricorrere a «ogni mezzo tecnologico disponibile» per verificare l’eventuale impiego dell’AI. Non vengono indicati nomi di rilevatori, soglie di affidabilità o un protocollo tecnico specifico. Regolamento ufficiale Sanremo 2027, pagina 12.
I rilevatori esistono. Cercano tracce nel suono
Un sistema di riconoscimento non decide che una canzone è artificiale perché il testo è banale o la voce sembra troppo perfetta. Può cercare caratteristiche statistiche e tracce lasciate dai sistemi che generano l’audio, confrontandole con quelle apprese durante il proprio addestramento.
Deezer utilizza una tecnologia di questo tipo per identificare musica interamente generata dall’AI. L’azienda dichiara un’accuratezza del 99,8% e mette a disposizione anche uno strumento pubblico per controllare le playlist, oltre a un’offerta per operatori professionali. Il servizio per playlist non va confuso con un laboratorio aperto a cui consegnare qualsiasi inedito. Documentazione Deezer.
Quel numero non significa che qualunque sospetto su qualunque canzone sia corretto al 99,8%. Bisogna sapere quali generatori sono riconosciuti, come è stata misurata l’affidabilità e quanti brani umani vengono segnalati per errore.
Una ricerca di Deezer presentata a ICASSP 2025 mostra proprio questa distanza fra risultati nei test e impiego reale: prestazioni elevate possono peggiorare su generatori sconosciuti o audio modificati. Gli autori avvertono anche che il punteggio prodotto dal sistema non deve essere interpretato come una percentuale della canzone scritta dall’AI. Studio originale.
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Un’altra possibilità è cercare una firma nascosta
Alcuni sistemi inseriscono nell’audio un segnale impercettibile all’orecchio, chiamato watermark. È una marcatura che un apposito strumento può cercare successivamente.
Google utilizza SynthID per contrassegnare l’audio generato con il proprio modello musicale Lyria. La verifica cerca quindi una firma inserita all’origine, invece di dedurre la provenienza soltanto dalle caratteristiche del suono.
È utile, ma ha un perimetro preciso. Non trovare il watermark di Google non dimostra che la canzone sia umana: potrebbe essere stata prodotta con un altro sistema. E trovare una marcatura non ricostruisce, da solo, tutte le scelte creative compiute da chi ha lavorato al brano. Come funziona SynthID.
Il caso più difficile: musica scritta dall’AI ma suonata da persone
Immaginiamo un caso ipotetico. Un autore ottiene una melodia da un generatore, la modifica e la fa registrare a musicisti veri. Un cantante interpreta il testo in studio.
Il file finale contiene una performance umana. Un rilevatore di audio sintetico non può, per questo solo fatto, ricostruire l’origine della melodia: sta esaminando la registrazione, mentre la domanda riguarda il processo di composizione.
Lo stesso problema si presenta con un testo suggerito da un chatbot e poi cantato da una persona. Cercare una voce artificiale non permette di stabilire chi abbia ideato le parole.
È qui che la questione di Sanremo diventa più complessa del riconoscimento di un brano prodotto interamente da un generatore. Il regolamento riguarda anche l’ideazione. I rilevatori audio osservano soprattutto il risultato.
Vale anche il ragionamento inverso: individuare una componente sintetica non stabilisce automaticamente che questa abbia sostituito il contributo creativo umano nel senso previsto dalla regola. Servono contesto e valutazione.
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Come si potrebbe controllare davvero
Un controllo credibile dovrebbe combinare analisi tecniche e documentazione del lavoro. Questa è una possibile procedura, non un sistema che Rai abbia annunciato di adottare.
Gli elementi utili potrebbero comprendere:
- Bozze e versioni successive, per ricostruire l’evoluzione di testo e musica.
- Registrazioni preliminari e sessioni di studio, comprese le tracce separate di voce e strumenti.
- Dichiarazioni degli autori e dei produttori, con indicazione degli strumenti utilizzati e del loro ruolo.
- Analisi tecniche contestualizzate, con possibilità di verificare e contestare un risultato sospetto.
Nemmeno una cartella piena di registrazioni certifica automaticamente l’origine umana di ogni idea. Offre però elementi che il solo file finale non contiene.
Prima ancora dei controlli, servirebbero esempi chiari: suggerire un accordo, generare un ritornello, ripulire una registrazione e creare una voce non sono interventi equivalenti. Chi partecipa dovrebbe sapere quali oltrepassano il confine fissato dal Festival.
Il valore della creatività umana si difende anche spiegando le regole
La scelta di Sanremo ha anche un significato culturale e di comunicazione. Nel momento in cui produrre canzoni artificiali diventa più semplice, il Festival ribadisce il valore del lavoro di autori e artisti.
Quella promessa, però, deve poter essere sostenuta. Un rilevatore può fornire un indizio importante, ma una segnalazione sbagliata rischia di danneggiare la reputazione di un musicista. Un risultato negativo, invece, non esclude ogni possibile intervento dell’AI.
Oggi possiamo riconoscere molte registrazioni sintetiche. Stabilire come sia nata una canzone richiede una ricostruzione più ampia.
Per Sanremo la prova decisiva sarà individuare con strumenti precisi, se ci sono autori che non hanno rispettato il regolamento. Ci riuscirà?


