Di cosa si tratta?
Il 23 luglio Yelp ha annunciato un accordo con OpenAI: le sue recensioni, valutazioni, foto e schede attività finiscono dentro ChatGPT. Quando chiedi al chatbot un ristorante in zona o un idraulico, tra le risposte compaiono i giudizi di Yelp, con il suo marchio e il link alla scheda. I numeri dell'operazione sono grossi, si parla di 330 milioni di recensioni accumulate su oltre 8 milioni di attività. È in arrivo anche una funzione "Request a Quote", per chiedere un preventivo a un fornitore locale senza uscire da ChatGPT. Yelp ha fatto sapere che non esclude accordi simili con altre AI. Il mercato ha apprezzato e, infatti, il titolo è salito dell'8% il giorno dell'annuncio.
Una precisazione per l'Italia, prima di continuare. Qui Yelp pesa molto meno che negli Stati Uniti e da noi la piazza principale resta Google. Il punto di questo accordo, però, non è iscriversi a Yelp, bensì capire la direzione che indica, perché le AI iniziano a pescare i giudizi anche da fonti diverse da Google e questo vale anche per chi lavora in Italia.
Le recensioni non contano più solo per Google
Fino a ieri, per un'attività locale, curare la reputazione voleva dire soprattutto una cosa, il profilo su Google: recensioni, foto e categorie sulla scheda Google Business. Adesso gli strumenti sono due e funzionano in modo diverso.
Google, con la sua AI Mode, pesca soprattutto dal profilo Google Business dell'attività. ChatGPT, Claude e Perplexity, invece, vanno a leggere il web aperto e le fonti che hanno sotto licenza e, da oggi, tra queste c'è Yelp. Presidiare un solo canale non copre più tutto, perché chi si affida solo alla scheda Google resta invisibile proprio là dove sempre più persone iniziano a cercare, cioè dentro un assistente AI.
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Come curare la reputazione nell'era delle AI
Le mosse non cambiano nella sostanza, cambia il fatto che ora vanno tenute tutte insieme.
Avere recensioni vere conviene di più
Qui gioca a favore una legge, per chi lavora onesto. Dal 7 aprile 2026 è in vigore la legge annuale sulle PMI che stringe sulle recensioni false: niente giudizi comprati, niente recensioni gonfiate, obbligo di autenticità e di rimozione di quelle finte. Più le recensioni contano, più conta che siano vere. Con l'arrivo delle AI contano ancora di più, perché una recensione falsa non inganna più solo il cliente che legge, rischia di orientare anche la risposta che l'assistente dà a chi chiede un consiglio.
Il brand locale resta determinante
Serve però un contrappunto, per non cadere nell'idea che adesso conti solo essere ottimizzati per le AI. L'intelligenza artificiale cambia il modo in cui le persone cercano, non cambia cosa si ricordano. Il passaparola di chi è stato bene da te, l'esperienza in negozio, il modo in cui tratti un cliente quando qualcosa va storto sono queste le cose che le persone si raccontano. Nessun algoritmo le sostituisce. La presenza online serve a farti trovare, quello che sei fa il resto.
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Una reputazione che vive su più canali
La reputazione di un'attività locale non abita più un posto solo. Vive sulla scheda Google, sulle piattaforme di recensioni, sul web dove le AI vanno a leggere e nel ricordo di chi ti ha già scelto. Curarla vuol dire tenere insieme questi pezzi con costanza, senza scorciatoie.
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