Il bollettino di guerra dalle PR di Londra
Esami del sangue "potenziati dall'intelligenza artificiale". Scanner immobiliari portatili venduti come "tecnologia AI". Canestri da basket "AI-powered". Sistemi laser presentati come "intelligenza artificiale per la sicurezza in metropolitana". Sono solo alcuni degli esempi che il Guardian ha raccolto la scorsa settimana dagli addetti stampa di alcune fra le principali agenzie PR di Londra.
Un account director, intervistato dal quotidiano britannico, ha messo nero su bianco un dato che vale più di mille analisi: "Circa il 50% delle storie che invio non vorrei inviarle". Un altro ha descritto la situazione con un'immagine perfetta: "Si percepisce quasi il roteare degli occhi quando nomini la parola AI a un giornalista".
È nato un fenomeno che ha già un nome: AI washing. La pratica di rilanciare prodotti, servizi e processi già esistenti appiccicandoci sopra l'etichetta AI per attirare investimenti, alzare la valutazione, dare di sé un'immagine tecnologica. Stesse dinamiche del greenwashing degli anni 2010, stessa traiettoria probabile: prima inflazione del linguaggio, poi backlash di pubblico e investitori, poi normativa.
Anche in Italia. Forse soprattutto in Italia
L'inchiesta del Guardian parla del Regno Unito, ma chi lavora nella comunicazione in Italia riconosce ogni singolo elemento del quadro.
C'è una ragione strutturale per cui il fenomeno qui rischia di essere ancora più aggressivo che a Londra. L'Italia è penultima in Europa per uso reale di AI sul lavoro (lo dicono i dati Istat ripresi nei giorni scorsi). Quando la sostanza è poca, la tentazione di lavorare sulla narrativa è enorme.
E mentre l'inflazione del linguaggio cresce, succedono due cose:
- Da una parte i giornalisti, i clienti finali e gli imprenditori più informati alzano gli anticorpi: la parola "AI" smette di significare qualcosa.
- Dall'altra le aziende che fanno davvero un lavoro serio sull'AI applicata finiscono confuse nello stesso calderone delle dieci che invece stanno solo riverniciando una vecchia automazione.
Perché abbiamo costruito SolitonAi al contrario
Soliton AI (il ramo R&D di Progetto Immagina) è nato esattamente per il motivo opposto, ovvero per promuovere il potere dell'AI in modo diretto, senza forzatura mascherate da innovazione.
La regola che applichiamo è semplice:
Quando un cliente arriva e chiede "voglio mettere l'AI dentro la mia azienda", rispodiamo con un'altra domanda: dove sta il problema?
Se il problema esiste ma l'AI non è la risposta giusta, lo diciamo e proponiamo altro. Se il problema non esiste e l'AI è solo un'etichetta che fa figura, lo diciamo apertamente e non si fa.
È il principio del "dipende" che ripetiamo ogni volta che ci chiedono se l'intelligenza artificiale cambierà il modo di fare azienda. Dipende dal lavoro, dipende dai flussi, dipende da cosa l'impresa vuole davvero ottenere. Una risposta sola, valida per tutti, non esiste.
Cosa significa non fare washing, concretamente
Non è una posizione teorica. Si traduce in scelte operative precise sui progetti che entrano nel Garage di SolitonAi.
- Studiamo prima di proporre. Non c'è un listino di "soluzioni AI per PMI" da mettere sul tavolo al primo incontro. Si entra nei processi del cliente, si capisce come lavora, si individua dove l'AI può davvero fare la differenza. Spesso si scopre che il problema non è AI: è organizzativo, di marketing, di pricing. Si dice. Si fa altro. O non si fa niente e ci si saluta.
- Non etichettiamo le automazione come AI. Uno Zapier ben configurato è uno Zapier ben configurato. Una macro Excel che gira al venerdì è una macro Excel. Sono strumenti utilissimi, ma non sono AI. Quindi non chiamateli così.
- Costruiamo custom, non riverniciamo prodotti pronti. Le piattaforme che stiamo sviluppando nel Garage: dai gestionali predittivi collegati alla fatturazione, al builder di blog come quello che state leggendo, sono nate perché nessun software pronto sul mercato risolveva quel problema specifico per quel cliente specifico. Sono lavori di creatività e strategia, non di confezionamento.
- Diciamo chi siamo e dove siamo. Esistiamo anche nella vita reale. Non siamo guru dei social. Abbiamo una sede fisica in Toscana, un'azienda strutturata visitabile in qualsiasi momento. Non una piattaforma astratta a Singapore o un fornitore via Zoom da un altro continente.
— Niccolò Falaschi — Founder Progetto ImmaginaChiedete: cosa fa esattamente questo strumento che oggi non riesco a fare? E come mi accorgo, fra sei mesi, se sta funzionando o se sto solo pagando una licenza?
Se state guardando l'AI con sospetto, scriveteci
Soprattutto se siete imprenditori e avete la sensazione che intorno a voi si parli troppo e si capisca poco. Una prima conversazione non costa nulla. Se l'AI non è la risposta giusta per il vostro caso, ve lo diciamo. Se lo è, costruiamo qualcosa di cucito sulla vostra azienda, non un pacchetto pronto con un'etichetta nuova.


